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Brian Eno

Lectio Magistralis a Venezia

Riflessioni a margine dell'intervento di Brian Eno a Venezia
Nell'inaugurare il 258° anno accademico e la nuova sede del dipartimento Nuove Tecnologie nell'Arte nell'isola di San Servolo, bene ha fatto l'Accademia di Belle Arti di Venezia ad invitare l'artista britannico Brian Eno per tenere la lectio magistralis.
Fin dai primi anni settanta Brian Eno ha iniziato ad esercitare la propria influenza nel mondo della musica pop inglese di quegli anni, distinguendosi proprio per le sue peculiari atmosfere musicali e per l'apporto pionieristico nel trattamento del suono sintetizzato, oltre che per l'utilizzo di suoni casuali ready-made, tutte pratiche che da allora sono divenute patrimonio comune di qualsiasi produzione musicale moderna.
Infatti come produttore musicale, oltre alla propria ininterrotta attività personale, costellata di albums che sono pietre miliari nella storia del pop/rock, il suo nome oggi è legato anche a fenomeni di importanza mondiale presso il grande pubblico, un esempio su tutti sono gli U2, di cui si può dire che sia il padre.

Nonostante gli indiscutibili successi non si può certo affermare che la sua attività in campo musicale abbia subito un declino qualitativo, né che il suo lavoro si sia fatto meramente commerciale.
A questo si può aggiungere il fatto che, avendo studiato Belle Arti con indirizzo Pittura, non ha mai smesso di considerarsi un artista visivo, perseguendo una propria ricerca espressiva in quell'ambito con installazioni e video, fin dall'apparire delle prime telecamere video portatili.
In ognuno di questi settori Brian Eno ha saputo dare prova di un pensiero originale e di una personalità artistica sicura, incarnando la figura dell'innovatore, maestro nell'estendere i generi e nel valicarne i confini.
Tutto ciò non gli impedisce di svolgere anche attività di insegnamento e di tenere conferenze, di promuovere e partecipare a progetti culturali e civili, di essere in definitiva un esempio realizzato di artista e intellettuale -nonché imprenditore- di successo, partecipe dei suoi tempi e consapevole del proprio ruolo sociale.
Infatti non è possibile sottovalutare il fatto che per oltre 30 anni le sue attività in campo artistico hanno influenzato -e continuano a farlo- milioni di persone in tutto il mondo. Dunque Brian Eno è una personalità estremamente interessante da ascoltare per avere non già delle risposte -sarebbe troppo facile delegare ad altri le proprie responsabilità- ma per poter riflettere attraverso un metodo di pensiero e una testimonianza che provengono da un punto di vista privilegiato per la chiarezza con cui osserva il paesaggio del mondo contemporaneo.

L'intervento a Venezia ha toccato principalmente, con argomentazioni di evidente semplicità e comprensibilità, due tra i temi che, oggi più che mai, accompagnano nel bene e nel male lo sviluppo dell'arte e della cultura in generale, vale a dire il rapporto col denaro e con la tecnologia.
In questo momento storico assistiamo da un lato alla riduzione esponenziale dei finanziamenti a causa della crisi economica globale e dall'altro al vertiginoso progresso tecnologico che sta producendo sconvolgimenti tali nella società per cui ormai la cultura stessa non è in grado di predirne l'esito. Di fronte a questi punti di svolta epocali ci si sente disorientati e incerti sulle scelte da fare.

Riflettere e confrontarsi con l'ineludibile tema del denaro significa in primo luogo distinguere al di là delle apparenze quali siano gli attori e quale sia la posta in gioco; in secondo luogo è necessario rapportare il tutto al luogo e all'epoca in cui viviamo. Last but not least a seconda del proprio ruolo assumersi la responsabilità di operare delle scelte ed agire di conseguenza.

Infatti Brian Eno, prendendo spunto dagli interventi che lo avevano preceduto, in cui il leitmotiv riguardava l'aspetto economico, ha ricondotto il problema nei termini di una apparente contrapposizione tra un "noi" e un "loro", dove "noi" sta per gli artisti come individui e come istituzioni, mentre "loro" sono i governi e i loro apparati amministrativi. Ma a ben guardare si tratta dell'eterno confronto tra il potere di immaginare e il potere politico e finanziario, che si svolge in uno scenario in cui gli economisti e i politici non hanno saputo prevedere e non sanno se e come riusciranno a governare la crisi, né quando passerà e a quale costo.
Le conseguenze possono essere tali da ridurre al minimo le possibilità di un futuro migliore per un paese che non sappia fare delle scelte o da creare un danno irreparabile nel caso in cui effettui le scelte sbagliate.

Anche senza voler essere catastrofisti, è ovvio che questa situazione abbia delle ripercussioni negative soprattutto in quei settori che vengono considerati di secondaria importanza, ma purtroppo è a "loro" che le Scuole d'Arte ("noi") devono rivolgersi per ottenere i necessari finanziamenti, strappando agli altri concorrenti qualche brandello dei pochi bocconi che vengono distribuiti dall'alto, a fronte di risultati assai poco comprensibili da chi questi bocconi elargisce.
Non potendo o non volendo mordere la mano che ci nutre dobbiamo dunque risolverci a leccarla?

Niente di nuovo sotto al sole, ma diversa forse è la reazione a "noi" suggerita: prendere coscienza del fatto che "loro" non sanno capire altro se non la propria lingua e che dunque è arrivato il momento in cui bisogna prendersi la responsabilità di tradurre l'immaginazione in progetti e proposte in modo da renderli comprensibili.
È arrivato il momento di spiegare a chi non può o non vuole capire che l'arte e la cultura sono un bene irrinunciabile della società, perché ne segnano lo sviluppo e ne determinano il futuro, come e forse più degli indicatori economici.
Quest'ultima affermazione non è certo progressista di per sé -l'avrebbero sottoscritta perfino Stalin e Goebbels- ma ciò nonostante siamo arrivati al paradosso che viene di fatto messa in discussione da chi dovrebbe invece difenderne il principio.

Stimolato dalle domande di Carlo Montanaro, Brian Eno ha poi proseguito affrontando il tema del rapporto tra arte e tecnologia. Quest'ultima è una relazione conflittuale, o per meglio dire è una relazione di amore e odio con una lunga storia alle spalle.

Basterebbe rileggere nei giornali dell'epoca le appassionate difese della Vera Arte e le scandalizzate argomentazioni contro la nascente fotografia, per rendersi conto di quanto la tecnologia sia stata ottusamente avversata dai detentori della Verità Artistica.
Questo atteggiamento non è certo venuto meno durante il secolo scorso, ma pochi oggi potrebbero sostenere che la fotografia o il cinema o la musica amplificata ed elaborata elettronicamente -solo per fare alcuni esempi- non possano essere considerati Arte.

La questione vera è se l'Era Digitale stia soppiantando del tutto o fino a che punto stia modificando il concetto stesso di ciò che è l'Arte oggi e soprattutto quale impatto avrà sull'Arte di domani.
Le possibilità che ci offrono le nuove tecnologie sono praticamente infinite e proprio in questo fatto risiede il pericolo per gli artisti, che rischiano di dedicare molto più tempo ed energie nell'esplorare le nuove possibilità di espressione offerte piuttosto che concentrarsi nell'aspetto creativo.

Una soluzione a questo problema consiste, secondo Brian Eno, nel porre dei limiti o quanto meno nel delimitare il campo d'azione in cui si svolge l'atto creativo, tramite l'esclusione di possibilità sovrabbondanti e quindi inutili e perfino dannose alla realizzazione dell'opera.
In effetti la ridondanza di possibilità che è offerta dalla tecnologia costituisce una barriera invalicabile alla scelta espressiva, come pure la enorme massa di informazioni che riceviamo tramite i media attuali determina una difficoltà di operare delle distinzioni che ci permettano di orientarci.
La strategia gordiana per uscire dal vicolo cieco sta dunque nel contrapporre un limite all'infinito, nel tracciare un'area entro cui operare.

È curioso notare che una strategia di questo tipo è proposta proprio da qualcuno che ha sempre operato superando le distinzioni tra i generi.
Forse perché oggi siamo arrivati all'estremo limite e dunque proprio in quel punto in cui, come insegnano svariati sistemi di pensiero, gli opposti si toccano. Valicare l'estremo limite, insomma, corrisponde all'ingresso in un nuovo e opposto ciclo.
Attraverso una porta si esce e si entra allo stesso tempo.

Richard Khoury
Pubblicato su Finnegans n°15 - Aprile 2009
Una cronaca da Venezia
Un evento fuori dall'ordinario ha coinvolto ieri mattina chi si fosse trovato a passare lungo Riva degli Schiavoni o in Piazza San Marco e i passeggeri dei vaporetti da e per il Lido: una strana, sommessa musica sembrava provenire dal cuore stesso del Bacino di San Marco, lasciando i turisti, disorientati e per lo più piacevolmente sorpresi, ad interrogare al riguardo i veneziani, molti dei quali altrettanto ignari e stupiti di quanto andava accadendo.

Già fin dalle prime luci dell'alba centinaia di piccoli apparecchi sonori galleggianti erano stati messi in acqua dagli studenti dell'Accademia di Belle Arti dall'isola di San Servolo, dove ha sede il dipartimento Nuove Tecnologie nell'Arte, formando un lungo nastro musicale che andava aumentando di volume e intensità di ora in ora.

Le boe musicali, una sorta di piccoli salvagenti gonfiabili di diversi colori, erano dotate ognuna di un dispositivo, derivato da un telefono cellulare alimentato da una micro-cella fotovoltaica e da una batteria, che riceveva e amplificava i segnali provenienti dalla regia posta a San Servolo, generati dalla musica composta per l'occasione dall'artista inglese Brian Eno.
Ogni apparecchio costituiva un elemento a sé stante, specializzato nel riprodurre un singolo suono a intensità e frequenza variabile, cellula sonora di un corpo musicale che poco alla volta si sviluppava e prendeva forma nelle acque antistanti l'isola.

L'intera operazione del varo è durata tutta la mattina e si è conclusa quando finalmente il serpente di boe sonore è stato rimorchiato fino alla Riva degli Schiavoni dove nel frattempo si era radunata una piccola folla di spettatori che, insieme agli studenti dell'Accademia, ha partecipato all'evento ricevendo le boe e portandole fisicamente fino al centro di Piazza San Marco dove in un certo senso si è ricostituita l'unità musicale originaria.
Il mescolarsi dei suoni all'ambiente e tra le persone secondo una casualità allo stesso tempo circoscritta ma imprevedibile era il cuore e il senso dell'idea artistica.

Al calare della sera i suoni si sono gradualmente attenuati fino a spegnersi del tutto, mentre avveniva la contemporanea accensione di leds luminosi che andavano così sostituendo la luce al suono. A poco a poco il serpente luminoso ha fatto il percorso inverso, ritornando infine a San Servolo e verso mezzanotte tutto è tornato come sempre. L'effetto è stato molto suggestivo e ha lasciato un'emozione che verrà ricordata a lungo da chi nel corso della giornata ha vissuto l'evento.

L'intera performance, con l'apporto di immagini video e fotografiche realizzate dagli studenti dell'Accademia, è stata messa online in tempo reale e sotto la supervisione artistica di Brian Eno è già in corso di realizzazione un'opera audiovisiva che ne racconterà le varie fasi, dall'ideazione alla conclusione del progetto, mentre il "serpente musicale-luminoso" sarà ricomposto nell'ambito della Biennale in una installazione ospitata alle corderie e nel bacino dell'Arsenale.

Il progetto si è delineato e ha preso forma in X anni, dopo un primo incontro avvenuto nel 2009 in cui, con la Lectio Magistralis all'inaugurazione dell'anno accademico, si erano create le premesse di questo fruttuoso sodalizio tra l'Accademia di Venezia e Brian Eno.
L'operazione ha richiesto un notevole investimento, ma per una volta mettendo d'accordo tutti, l'evento si è realizzato in concreto con il contributo e il concorso convinto delle istituzioni e degli enti locali pubblici e privati.
L'interesse che l'iniziativa ha sollevato a livello internazionale e il consistente ritorno in termini di immagine dimostrano che Venezia e la sua Accademia sono dei sistemi tuttora vitali, sempre in grado di confrontarsi col presente e di prefigurare il futuro.

Interrogato a proposito dell'evento Brian Eno ha detto: "Questo progetto è lo sviluppo logico di molti anni di lavoro, in cui con l'uso delle nuove tecnologie ho cercato di fondere ed estendere il tempo e lo spazio attraverso la musica e la luce.
Allo stesso modo la casualità con cui la musica è andata successivamente mutando e ricomponendosi era parte integrante ed essenziale dell'operazione, una riflessione sull'idea dell'acqua, sempre mutevole ma coerente con sé stessa e anche un omaggio a Venezia, luogo d'acqua per eccellenza."

Richard Khoury
NON pubblicato da Finnegans - Aprile 2009
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